PMI e Internazionalizzazione

2000px-UN_Human_Development_Report_2007_(2)_CBC.svgPer le PMI italiane la scelta strategica dell’internazionalizzazione rappresenta oggi forse l’unica via di uscita e di successo, in tutti i settori compreso quelli del lusso e della moda.
Il Made in Italy, il know how manifatturiero delle imprese italiane, famoso in tutto il mondo, necessita di essere internazionalizzato per poter conservare competitività all’interno di un sistema mercato sempre più globale e in un contesto economico internazionale, delocalizzato e fortemente competitivo.

I grandi marchi presentano o presenteranno prodotti pronti per essere acquistati online, attraverso le piattaforme e-commerce, ma forse l’industria italiana, della moda in particolare, dovrebbe ragionare su altri temi, tipo la dimensione aziendale e la concorrenza.

Il “formato” è il vero problema da risolvere per competere sui mercati globali. Mercati in cui chi ha un fatturato di pochi milioni di euro, pur essendo in grado di sfoggiare creatività e innovazione, deve riuscire a farsi notare di fronte a colossi che investono centinaia di milioni all’anno in negozi diretti e in comunicazione, con ricadute di notorietà verso i consumatori.

Le PMI un tempo potevano contare sul mercato interno che oggi, per via della congiuntura economica negativa, è alimentato quasi soltanto dallo shopping di turisti e businessman esteri.

Diventa quindi prioritario sbarcare sui mercati internazionali, come rinnovare la modalità di vendita, per stare al passo con la sempre più esigente distribuzione organizzata.

I problemi delle PMI, nella moda come in ogni altro settore, oltre che le dimensione, sono anche le strutture operativo-manageriale, le capitalizzazioni e il ricambio generazionale.

Oggi i brand più giovani – nuovi o con pochi anni di storia alle spalle – vivono sulla loro pelle gli ostacoli dell’erogazione del credito, della competitività globale e della brand reputation.
Ma affrontare l’attuale contesto economico-finanziario e socio-politico è un incubo anche per i gruppi quotati in Borsa, forti di staff preparatissimi e al lavoro 24 ore su 24.

Per chi è piccolo però la strada è davvero in salita e serve uno sforzo di “sistema” da attuare in tempi brevi al fine di preservare un know how di filiera talmente prestigioso da essere scelto dai competitor francesi (e non solo francesi) per la manifattura dei propri iconici prodotti.

La moda, insieme al food, è un cavallo di battaglia del Made in Italy da tutelare come una risorsa preziosa ed estremamente strategica.
Pare quindi che oggi l’unica scelta sia internazionalizzare!

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